La musica: il MIO posto giusto nel momento giusto

 

Si. Carolina ha anche un padre. E si. La sottoscritta ha anche un marito.

Mio marito è una persona molto riservata e molto (e quando dico molto dico MOLTO) poco social.

Quando leggerà questo post mi beccherò un bel cazziatone ma in questo momento non c’è, è fuori città per lavoro,  perciò riceverò una bella ramanzina solo via web.

La maggior parte delle cose che Carolina ha imparato in questi quattro anni e mezzo le deve a lui e alla sua PRESENZA ma,  soprattutto, alla sua PAZIENZA.

Se dietro ai laboratori creativi o alle Storie di Carolina c’è la mamma, dietro a Carolina, alla personcina che è, c’è il babbo: è una bimba curiosa, una chiacchierona, una che non molla mai, una bambina determinata e volenterosa. È una bambina ironica e divertente, amante dell’arte e della MUSICA.

La MUSICA

Se hai un padre cresciuto a pane e musica, anche tu, piccolo esserino, crescerai a biscotti e musica.

Dai Pink Floyd al cantautorato italiano, dai Beatles al Country.

Da quando va a lezione di musica, Carolina crede di saper cantare e così, mio marito è costretto ad ascoltare le più svariate canzoncine per bambini a fini di non sentirla lagnare.

 “Dai babbo metti le mie canzoni che voglio cantare ”.

Che fare? Padre e figlia hanno trovato un COMPROMESSO e il compromesso si chiama GIANNI MORANDI. Abbiamo scoperto che Carolina lo ama alla follia! Se le chiedi quale sia la sua canzone preferita inizia a intonare Se perdo anche te. Oltre a Morandi, un altro che va per la maggiore è Edoardo Bennato e l’album Burattino senza fili.

foto

È nato tutto dalla MUSICA.

Qualche tempo fa, Carolina mi chiese dove io e il padre ci fossimo conosciuti, poiché la maestra dell’asilo aveva bisogno di queste informazioni per un lavoretto a scuola. Da quel giorno, mia figlia ripete come un mantra che “voi, te e il babbo, vi siete conosciuti a Roma al CONCERTO del primo maggio poi dopo un po’ sono nata io e poi quando c’ero anch’io vi siete sposati”.

Roma. Primo maggio 2007. Il MIO momento giusto nel posto giusto.

“Fuori una!” disse mio padre il giorno del mio matrimonio quando mi “consegnò” al mio futuro marito (solo chi ha tre figlie femmine può realmente capire il senso di questa esclamazione).

“Uomo avvisato mezzo salvato” si sentì ripetere più volte da parenti e amici.

E ancora “Buona fortuna, dovrai avere tanta pazienza”.

E lui di pazienza ne ha avuta e ne ha tutt’ora. TANTA.

Oggi, a distanza di anni, mi sento di affermare che tutto quello che sono, e che sarò in futuro, non lo devo solo ai miei genitori, ma anche alla persona che mi sta accanto.

Sì perché mio marito non cresce solo una figlia ma anche una moglie e il che, credetemi, non è cosa semplice.

A mio marito

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