IL FOLLETTO DISPETTOSO

C’era una volta un bambino che abitava con la sua famiglia in una grande casa. Un giorno, all’improvviso, iniziarono ad accadere delle cose strane. Una mattina, ad esempio, si alzò dal letto con i capelli pieni di colla. Che strano, pensò, che sarà successo? La mamma, non credendo alle parole del figlio, lo sgridò abbondantemente:

“Mamma ti giuro, mi sono alzato così, io non c’entro nulla!”

Il giorno seguente, mentre stava facendo i compiti, si accorse che tutte le sue matite erano spuntate.

“Ma com’è possibile” pensò, “ho fatto la punta proprio stamattina”.

Stavano succedendo cose bizzarre. Doveva andare in fondo a questa storia. Ad un certo punto, proprio mentre stava prendendo il temperino dal suo astuccio, notò qualcosa che si muoveva tra la gomma da cancellare e le forbici. Non fece però in tempo ad afferrarlo poiché quell’esserino scappò via!

“Ha un buffo cappello, orecchie a punta, è piccolo piccolo. Ma è un folletto! Ne sono sicuro!”

Lo cercò per tutta casa e, quando in cucina gli sembrò di vederlo tra la frutta, lo afferrò. Anche se, con sua grande sorpresa, si accorse che altro non era che… un calzino puzzolente!

Infatti quel folletto, che amava tanto fare i dispetti, era già tornato nel suo piccolo regno dove tante fatine rosa e fucsia lo aspettavano per giocare con lui a nascondino. A volte lo trovavano, a volte no. Altre, invece, la combinava talmente grossa da suscitare l’ira delle piccole creature colorate.

“L’hai combinata grossa questa volta. Quando la smetterai di fare i dispetti? Andrai via da qui per un po’, ti manderemo in un luogo lontano dove potrai riflettere su ciò che hai combinato”.

E così, passava tanto tempo negli abissi del mare, sulle cime delle montagne o i tra i vulcani.

Capitava, di tanto in tanto, che viaggiasse nel tempo e nello spazio. Ma sempre i dispetti faceva!

Era fatto così, il folletto. Usava la propria immaginazione e la propria creatività per portare scompiglio ovunque andasse.

Se volete conoscere le sue avventure, continuate a seguirmi. Ne vedrete delle belle!

Com’è nata questa storia?